NAPOLI

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Villaggio Baia del Silenzio (
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Villaggio Baia della Molpa
(Marina di Camerota)
PAESTUM (SA)
Villaggio Paestum

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Agriturismo "Il Forno Antico"

 





MAPPE

Napoli e Provincia

 

Napoli centro e periferia

 
 
 

TEATRI


Teatro San Carlo


San Carlo


Maschera di "Pulcinella"


Il Venditore di Acqua


Pastori "l'Annunciazione"


Il Golfo di Napoli "Stampa"

• Teatro Arena Flegrea
Mostra d’Oltremare
tel. 0817258000

• Teatro Augusteo
Piazzetta Augusteo (via Toledo) - 80134
tel. 081414243 fax 081400045

• Teatro Bellini
Via Conte di Ruvo 14 - 80135
tel. 0815491266 fax 0815499656

• Teatro Bracco
Via Tarsia
tel. 0815645323

• Teatro Cabaret Port'Alba
Via Port’Alba
tel. 0815499953

• Teatro Cilea
Via San Domenico 11 - 80137
tel. 0817143110 fax 0817145875

• Teatro Corso
Corso Meridionale 60 - 80143
tel. 0815539911/268462

• Teatro Delle Palme
Via Vetreria
tel. 081418134

• Teatro Di San Carlo
Via S.Carlo 98f
tel. 0817972331 www.teatrosancarlo.it

• Teatro Diana
Via L. Giordano 64 - 80127
tel. 0815567527 fax 081-5560151

• Teatro Elicantropo
Via Girolamini
tel. 081403598

• Teatro Galleria Toledo
Via Concezione a Montecalvario 34 - 80134
tel. 081425824 fax 081415935

• Teatro Leopardi
Via Leopardi 192 - 80125
tel. 0812394127 fax 0812394127

• Teatro Mercadante
Piazza Municipio - 80133
tel. 0815513623 fax 0815510339

• Teatro Nuovo
Via Montecalvario 16 - 80134
tel. 081406062 fax 081406062

• Teatro Palapartenope
A Fuorigrotta via Barbagallo
tel. 0815706806

• Teatro Politeama
Via Monte di Dio 80 - 80132
tel. 0817645001 fax 0817640914

• Teatro Sancarluccio
Via S. Pasquale
tel. 081450000

• Teatro Sannazzaro
Via Chiaia 157 - 80121
tel. 081403827 fax 081-419007

• Teatro Sant'Antonino
Corso Italia 95 - 80144
tel. 0818071814

• Teatro Tasso
Via Tasso 169 - 80127
tel. 081669480 fax 081-661835

• Teatro Totò
Via Cavara
tel.  081296051

NAPOLI MUSEI & MOSTRE
Giorni di apertura orari e date possono subire variazioni e vanno sempre verificate

I Musei

Le Mostre

Museo Archeologico Nazionale
Piazza Museo tel. 081440166
orario :
feriali 9.00 - 19.00
festivi 9.00 - 20.00
chiuso il martedì

Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte
Parco di Capodimonte tel. 0817499111
orario:
feriali 10.00 - 19.00
festivi 9.00 - 20.00
chiuso il lunedì

Museo Nazionale di San Martino
Vomero, accanto a Castel Sant'Elmo, tel. 0815781769
orario:
feriali 9.00 - 14.00
festivi 9.00 - 14.00
chiuso il lunedì

Museo di Palazzo Reale
Piazza Plebiscito tel. 0815808111
orario:
feriali 9.00 - 18.00
festivi 9.00 - 20.00
chiuso il mercoledì

Museo Principe Aragona Pignatelli Cortes
Riviera di Chiaia tel. 0817612356
orario:
feriali 9.00 - 14.00
festivi 9.00 - 14.00
chiuso il lunedì

Museo Duca di Martina
Vomero, nella Villa Floridiana, tel. 0815788418
orario:
feriali 9.00 - 14.00
festivi 9.00 - 20.00
chiuso il lunedì

Museo Civico di Castel Nuovo (Maschio Angioino)
Piazza Municipio tel. 0817952003
orario:
dal lunedì al sabato 9.00 - 19.00
la domenica apre per dicembre ed in occasione
della manifestazione "Maggio dei Monumenti"

Cappella Sansevero
Via De Sanctis,19
(nei pressi di piazza S:Domenico Maggiore)
tel. 0815518470
orario:
feriali 10.00 - 20.00
festivi 10.00 - 13.30
chiusa il martedì

Museo dell'Opera di Santa Chiara
Via Benedetto Croce tel. 0817971256
orario:
feriali 9.30 - 13.00 e 14.30 - 17.30
festivi 9.30 - 13.00

Città della Scienza
Via Coroglio,104 tel. 0817352111
orario:
feriali 9.00 - 18.00
festivi 10.00 - 20.00
chiuso il lunedì

SOCRATE IMMAGINARIO di G. Paisiello
NAPOLI - TEATRO DELL’OPERA
dal 23/09/2005 al 29/09/2005

Visita Guidata: "Eureka. Il genio degli antichi"
Napoli - Museo Archeologico Nazionale
dal 24/09/2005 al 25/09/2005

Didattica e non solo: La pittura napoletana dell’Ottocento nelle collezioni del Banco di Napoli
Napoli - Museo Pignatelli
dal 25/09/2005 al 25/09/2005

Visita Guidata: “CANTIERI APERTI” Mostra didattica e visita ai cantieri di restauro storico-artistico
Napoli - Chiesa di Sant’Agostino degli Scalzi (sede della Mostra didattica)
dal 24/09/2005 al 25/09/2005

Visita Guidata: Atmosfere Virgiliane
Napoli - Tomba di Virgilio
dal 24/09/2005 al 25/09/2005

Visita Guidata: "Un itinerario tattile"
Napoli - Museo Archeologico Nazionale
dal 24/09/2005 al 25/09/2005
 
Mostra: ... Il mito continua
Napoli - Palazzo Marigliano
dal 24/09/2005 al 25/09/2005

Conferenza: In viaggio tra i costumi del Medio Evo:il sacro e il profano
Napoli - Museo di Capodimonte
dal 25/09/2005 al 25/09/2005
 
Didattica e non solo: Il possesso della formula segreta: porcellane europee a confronto nelle raccolte del Duca di Martina
Napoli - Museo Duca di Martina
dal 24/09/2005 al 25/09/2005

Conferenza: Disegni fuori dall’ombra. I Capolavori del Museo di Capodimonte
Napoli - Museo di Capodimonte
dal 24/09/2005 al 24/09/2005

Didattica e non solo: Passeggiando in Floridiana. Percorso nel Parco della Villa Floridiana tra storia e architettura del verde
Napoli - Villa Floridiana (Museo Duca di Martina)
dal 24/09/2005 al 24/09/2005

Conferenza: Disegni fuori dall’ombra. I Capolavori del Museo di Capodimonte
Napoli - Museo di Capodimonte
dal 24/09/2005 al 24/09/2005

Conferenza: Fra monaci e speziali. La Spezieria della Certosa di San Martino
Napoli - Museo di San Martino
dal 24/09/2005 al 24/09/2005

Mostra: "alza gli occhi e guarda"
Napoli - Sala Leopardi della Biblioteca Nazionale di Napoli. Palazzo Reale di Napoli.
dal 24/09/2005 al 24/09/2005

 

STORIA

Cenni storici sulla città di Napoli

L'origine della città di Napoli è ancora oggi molto controversa, alcuni studiosi asseriscono che essa fu fondata ben ventisei secoli avanti Cristo ma di ciò non esistono prove certe se non alcuni segni non sufficienti da essere letti e decifrati. La posizione geografica della città è particolarmente favorevole, al centro del Mediterraneo, in un ambiente umanizzato e naturale, quello del Golfo dominato dal Vesuvio, un golfo profondo e riparato con un clima mite e temperato. L'antica Neapolis ("Città Nuova") fu fondata da un gruppo di coloni cumani stabilitisi a Palaepolis (Città vecchia), fondata sulla tomba della mitica sirena Partenope, oggi Monte Echia o Pizzofalcone, già insediamento fenicio e poi, nel VII sec. a.C., rodiese. Divenne ben presto la città più importante della Campania. Assediata nel 327 dal console Publilio Filone, si arrese l'anno successivo, divenendo alleata di Roma, alla quale rimase fedele sia durante la spedizione di Pirro sia nel corso della guerra combattuta contro Annibale, pur conservando abitudini e lingua greca. Nonostante la concorrenza del porto di Puteoli (Pozzuoli) e la distruzione subita nell' 82 a.C. da parte dei partigiani di Silla, nell'ultimo secolo della repubblica e durante l'Impero fu assai florida economicamente e famosa, oltre che per le sue bellezze naturali, anche come centro culturale d'impronta greca (Virgilio vi studiò presso la scuola di Sirone, stabilendosi più tardi nella villa forse ereditata dal maestro, e vi fu sepolto). Eretta a municipio nel 90 a.C. e a colonia sotto Claudio, conservò tuttavia fino al Basso Impero la lingua e le istituzioni greche. Oggi non è facile imbattersi a Napoli in resti di origine greca o romana che spesso, tra l'altro, sono sotterranei. Sono visibili qua e là parti di mura di terme, di teatri e di altri edifici, spesso inglobate in costruzioni più recenti, ma i quartieri della città vecchia mantengono quasi intatto il reticolo viario greco-romano; su questo sono sorti in epoche successive edifici medievali e palazzi barocchi. Nella zona dei Campi Flegrei, invece, sono più evidenti costruzioni di epoca antica e veri e propri siti archeologici di rilievo mondiale: Cuma, l’anfiteatro di Pozzuoli, le terme di Baia, per citare solo alcuni dei siti più importanti. La Crypta Neapolitana, situata alle spalle della chiesa di Piedigrotta, presso quella che la tradizione, già dal Medioevo, considerava essere la tomba del poeta Virgilio, scavata nel tufo e lunga più di settecento metri, fu edificata nel periodo repubblicano dall’architetto Cocceio. Quest’ultimo è, probabilmente, l’autore anche dell’altra grotta, detta di Seiano, che collega Posillipo, come già detto zona in cui sorgevano numerose dimore patrizie, con l’attuale Coroglio; permettendo, così, un più agevole tragitto a quanti erano diretti a Pozzuoli e al suo porto. La Crypta Neapolitana, invece, fu costruita per migliorare le comunicazioni tra la città di Napoli e l’area flegrea. Essa fu utilizzata fino alla fine dell’Ottocento. Come già accennato, sin dall’epoca della Repubblica, ma ancor più durante l’Impero, numerosi personaggi illustri si stabilirono lungo le coste del golfo: i romani amavano le terme e nessun luogo come Napoli, soprattutto la zona dei Campi Flegrei, offriva la presenza di fonti termali naturali che crebbero di notorietà nei secoli, diventando luoghi di cura e vacanza per uomini politici e intellettuali. Cesare, Cicerone, Lucullo ebbero qui le loro dimore; questi luoghi, celebrati da Virgilio nell’Eneide, divennero sempre più celebri e sfarzosi, nel lusso delle ville e nella suggestione dell’ambiente naturale. A Posillipo vi era la villa di Publio Vedio Pollione, uomo ricchissimo, molto legato ad Augusto. Questi fece costruire la sua dimora napoletana adattandola all’ambiente naturale della collina di Posillipo, anche il teatro annesso alla villa fu costruito adeguandolo alla pendenza naturale della collina. Nel 476 sull'isoletta di Megaride, dove poi sorse il Castel dell'Ovo, fu imprigionato Romolo Augustolo, ultimo imperatore d'Occidente. Gli Ostrogoti sottomisero Napoli senza difficoltà (493), ma la città venne gravemente danneggiata dalla riconquista bizantina, che si realizzò faticosamente tra il 536 e il 553. Napoli si risollevò sotto l'amministrazione bizantina (rappresentata da giudici e duchi) e sotto il patrocinio dei vescovi, e tanto crebbe in potenza, da respingere tutti i tentativi di conquista dei Longobardi (581, 592, 599) e da imporsi agli stessi Bizantini come una base indispensabile per la conservazione dei loro domini in Italia. In cambio di questa collaborazione, Bisanzio concesse ai Napoletani un'ampia autonomia, fondata essenzialmente sul diritto di eleggere il proprio supremo magistrato, il duca. Per questa via, il vincolo di dipendenza di Napoli dall'imperatore si allentò sempre più e si ruppe di fatto sotto il duca-vescovo Stefano II (763). Capitale per quasi quattro secoli (763-1139) di un ducato che si estendeva molto al di là delle sue mura, Napoli riuscì a salvare la sua libertà e a sviluppare le sue attività economiche e culturali con una politica ora di forza ora di accortezza, che ebbe momenti epici nella lotta, assidua e vittoriosa, contro i musulmani (secc. IX e X) e tortuose vicende nei complicati e instabili rapporti con le altre forze prementi sul Mezzogiorno: il papato, il Sacro romano impero, Bisanzio e i principati locali derivati dal disfacimento del ducato longobardo beneventano. Ma le esigenze contingenti di tale politica indussero il duca Sergio IV di Napoli a favorire il primo insediamento ad Aversa (1030) di quei Normanni che, nel giro di un secolo, sottomisero e unificarono nel regno di Sicilia tutta l'Italia meridionale, Napoli compresa (1139). La conquista fu compiuta da Ruggero II, primo re di Sicilia, a prezzo di una lunga lotta, che nella sua ultima fase impegnò tutto il popolo nella difesa dell'indipendenza della città. Sotto i re normanni Ruggero II (1130-1154), Guglielmo I il Malo (1154-1166) e Guglielmo II il Buono (1166-1189), in mezzo secolo, Napoli si adattò non senza resistenze e sommosse (anche a sfondo sociale: nobili contro popolani) alla parte non più di capitale (la capitale del regno era Palermo), ma di capoluogo di una provincia che conservava il nome di principato di Capua. Ruggero II le garantì l'autonomia amministrativa (con una forte accentuazione aristocratica), Guglielmo I ne consolidò le difese (Castel Capuano, inizio di castel dell'Ovo), Guglielmo II temperò in senso popolare l'amministrazione. Quest'atto conciliò definitivamente i Napoletani coi Normanni così che quando, morto Guglielmo II (1189), Enrico VI di Svevia intraprese la conquista del regno di Sicilia, Napoli si schierò col suo rivale Tancredi di Lecce cugino di Guglielmo II, che la colmò di privilegi e di favori, e ne ebbe in cambio leale e generoso aiuto nella guerra contro lo Svevo, al quale la città si arrese soltanto dopo un'eroica resistenza (1194). Nel 1220 Federico II viene incoronato imperatore e rientra nei territori del regno meridionale per riportare l’ordine nel caos succeduto alla morte di Enrico VI; egli riformò le strutture dello stato, fu un uomo colto, accolse a corte poeti, scienziati e, per quel che riguarda la città di Napoli, fondò l’Università nel 1224. Dopo la morte di Federico II (1250), partecipò attivamente alla lotta antisveva promossa dai papi e, pur avendo per qualche tempo (1254-1266) accettato il dominio di Manfredi, dopo Benevento si sottomise a Carlo d'Angiò (1266), che proprio a Napoli fece decapitare Corradino, ultimo rampollo della casa sveva (1268). Sotto la dinastia angioina (1266-1442) Napoli riacquistò dignità di capitale dopo che la Sicilia, con la rivolta dei Vespri (1282), passò agli Aragonesi; crebbe il suo peso politico, crebbero la popolazione, l'area cittadina (arricchita di nuovi quartieri e monumenti, quali la reggia di Castel Nuovo), le attività economiche e culturali, favorite, queste, anche dal mecenatismo dei re, soprattutto di Roberto il Saggio; anche l'amministrazione cittadina, affidata ai cosiddetti Seggi o Sedili, svolse un'azione abbastanza efficace. Notevoli furono le chiese gotiche costruite in questo periodo: da San Lorenzo Maggiore a Santa Chiara. Alla morte di Roberto il Saggio salì al trono la nipote Giovanna. L'assassinio, forse voluto dalla regina, del principe consorte, Andrea d'Angiò, fratello di re Luigi d'Ungheria, spinse quest'ultimo a muovere alla volta di Napoli a capo del proprio esercito. Re Luigi d'Ungheria saccheggiò la città e fece giustiziare i sospettati dell'uccisione del fratello, poi ritornò al suo paese. La regina Giovanna designò come suo erede Carlo di Durazzo e, poi, Luigi d'Angiò. Carlo di Durazzo si impadronì del regno nel 1371 e fece uccidere la regina. Alla morte di Carlo vi furono anni di dure lotte per la successione. Alla fine Giovanna, sorella di Ladislao, il quale era figlio di Carlo e fu incoronato re a quindici anni, ma morì a soli trentotto anni, divenne a sua volta regina. Non avendo eredi, Giovanna di Durazzo adottò Alfonso V d'Aragona, ma poi ci ripensò. Alfonso, invece, non rinunciò e assediò Napoli, stroncando le ultime vane speranze e resistenze degli epigoni della casa d'Angiò. La prima cosa che farà il nuovo re sarà costruire un segno del suo potere su quello che è il simbolo del vecchio potere. Verrà, così, costruito l’Arco trionfale all’ingresso del Maschio Angioino; esso darà gloria eterna al nuovo sovrano e sostituirà, nel ricordo del popolo, i vecchi dominatori con i nuovi appena giunti. L’Arco, a somiglianza di quanto facevano gli imperatori romani (siamo all’inizio dell’Umanesimo e mai Roma antica è stata sentita così vicina), mostra l’ingresso trionfale di re Alfonso nella città di Napoli. Non si conosce con certezza il nome dell’autore dell’Arco, tra i nomi più accreditati c’è Luciano Laurana, il Pisanello, Guglielmo da Majano e Pietro da Milano. Alfonso fece ristrutturare il Castel Nuovo dall’architetto aragonese Guglielmo Sagrera, che diede all’edificio l’aspetto che noi vediamo oggi. Durante il regno aragonese vi sarà un periodo di pace e prosperità, in cui artisti toscani, lombardi e catalani si trovarono ad operare insieme con artisti locali. E’ fu molto proficuo lo scambio che avvenne tra gli artisti locali e quelli stranieri, i quali importarono, spesso, a Napoli tecniche e forme artistiche nuove. Porta Capuana, la tomba del cardinale Brancaccio (unica opera napoletana di Donatello), il palazzo di Diomede Carafa, sono solo alcuni degli esempi di architettura napoletana in questo periodo. Nonostante ciò Alfonso V (I) e Ferdinando I (Ferrante) non riuscirono ad arrestare le crescenti correnti avverse che, dopo l'ammonitrice congiura dei Baroni (1485- 1486), si manifestarono nell'accoglienza trionfale a Carlo VIII di Francia (1495) e successivamente nelle lotte franco-spagnole, che si conclusero nel maggio 1503 con l'ingresso di Consalvo di Cordova, il quale prese possesso di Napoli in nome di Ferdinando II (III) il Cattolico. Durante il regime dei vicerè spagnoli (1503-1707), Napoli mantenne una formale autonomia, ebbe una rigogliosa ripresa urbanistica, prese, soprattutto ai tempi dell'imperatore Carlo V, respiro di metropoli di importanza e fama internazionali; ma pagò tutto questo a caro prezzo; tanto più caro quanto più il predominio della Spagna, dopo l'apogeo, venne declinando nel XVIIsec. In un ambiente di stridenti contrasti culturali ed economico- sociali e sotto il peso di un fiscalismo sempre più pesante, scoppiò la rivolta popolare legata al nome di Masaniello (1647), seguita da un infelice esperimento repubblicano e da un tentativo di occupazione francese e conclusa col ritorno allo status quo (1648), con l'aggravante di un tenace strascico di rancori, e di sussulti politici e sociali, caratterizzati da costanti conflitti tra nobili e popolani e da mutevoli atteggiamenti degli uni e degli altri nei confronti dei dominatori spagnoli. Il passaggio dalla dominazione spagnola all'austriaca, durata dal 1707 al 1734, non modificò la formula del regime vicereale, né le condizioni generali della popolazione; suscitò anzi qualche rimpianto del passato, tanto che l'avvento di Carlo III (VII) di Borbone (1734-1759), figlio del re di Spagna Filippo V, vincitore degli Austriaci e istauratore della nuova dinastia, fu accolto dai Napoletani con largo favore, come inizio della restaurazione della città nel rango di capitale di un regno indipendente e sovrano. I Borboni non delusero le aspettative dei loro nuovi sudditi: Carlo e il suo successore Ferdinando IV diedero un notevole impulso alla vita della città sotto ogni aspetto: politico-amministrativo, monumentale, soprattutto culturale (G. B. Vico e gli illuministi Genovesi, Galiani, Pagano, Filangieri, ecc.) e intrapresero alcune riforme d'ispirazione illuministica. La Rivoluzione francese e le conseguenti guerre coinvolsero Napoli, dove si susseguirono l'effimera Repubblica Partenopea (1799), espressione della volontà di un'esigua minoranza "giacobina" senza radici nella popolazione, e l'occupazione francese, che portò al trono prima Giuseppe Bonaparte, poi Gioacchino Murat. Nel periodo francese (1806- 1815), la città ebbe nuova amministrazione (i decurioni, per altro già introdotti da Ferdinando IV nel 1800) e nuovo incremento urbanistico e culturale; ma ciò non bastò a far dimenticare, soprattutto al popolo minuto e al clero, la vecchia dinastia riparata a Palermo. Perciò la restaurazione dei Borboni, ora in veste di re delle Due Sicilie (Ferdinando IV, ora I, Francesco I, Ferdinando II, Francesco II, dal 1815 al 1860), fu accolta con soddisfazione dalla maggioranza della popolazione. La città di Napoli, nonostante lo spirito retrivo e l'inerzia dei re, continuò a progredire: a Napoli fu costruito il primo battello a vapore (Ferdinando I, 1818), inaugurata la prima ferrovia (la Napoli - Portici, 1839), adottate le prime comunicazioni telegrafiche d'Italia; nel 1848 la marina napoletana era la terza d'Europa, i traffici, specialmente marittimi, prosperavano, il costo della vita era modesto e la tassazione media tenue. Nel campo della cultura, basterà ricordare Francesco De Sanctis, Luigi Settembrini, Bertrando Spaventa, e molti insigni politici, tutti più o meno attivamente partecipi al movimento risorgimentale. A questo Napoli concorse coi moti del 1820-1821 e del 1848, entrambi tragicamente falliti; le iniziative liberali di Francesco II (concessione della costituzione, giugno 1860) anticiparono di pochi mesi la conquista di Garibaldi (7 settembre) e la formale annessione del regno agli Stati sabaudi (plebisciti dell'ottobre). Da quel momento la storia di Napoli si inserisce nella storia d'Italia: tra le benemerenze della città, duramente provata dai bombardamenti nella seconda guerra mondiale, meritano ricordo le quattro giornate di lotta popolare, che la liberarono dall'occupazione tedesca (25-28 settembre 1943) per le quali la città di Napoli è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare con la seguente motivazione: "Con un superbo slancio patriottico sapeva ritrovare, in mezzo al lutto e alle rovine, la forza per cacciare dal suolo partenopeo le soldatesche germaniche sfidandone la feroce disumana rappresaglia. Impegnata un'impari lotta col secolare nemico offriva alla patria nelle quattro giornate di fine settembre 1945, numerosi eletti figli. Col suo glorioso esempio additava a tutti gli italiani la via verso la libertà, la giustizia, la salvezza della patria". La Medaglia è stata conferita anche alla memoria di quattro partigiani caduti tutti minorenni : Gennaro Capuozzi di anni 12, Filippo Illuminato di anni 13, Pasquale Formisano di anni 17 e Mario Menichini di anni 19. Furono, inoltre conferite 6 medaglie d'argento alla memoria del sottufficiale di Marina Giuseppe Maenza,a Giacomo Lettieri di anni 15, a Stefano Fadda, Ezio Murolo, Giuseppe Sanges e Antonino Tarsia.

(testo preso da dentronapoli. it)

 

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